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IL SIGNIFICATO DEL MATRIMONIO EBRAICO

La celebrazione religiosa ebraica non puň considerarsi un atto sacramentale.

E’ la benedizione di in contratto.

Nella visione strettamente religiosa, č la forma pubblica con la quale una donna viene consacrata ad un uomo e alla famiglia che si formerŕ.

 

DOVE SI CELEBRA IL RITO 

La celebrazione puň avvenire in un luogo aperto o in casa.

Di regola č celebrato in Sinagoga.

Anche se non indispensabile, la presenza del rabbino č tuttavia  normale.

Il maestro della comunitŕ controlla:

          se non vi siano impedimenti al matrimonio,

          che tutto sia in regola dal punto di vista del rito.

Per esempio: la presenza di almeno dieci persone (al di sotto di tale numero non si forma una comunitŕ)

 

IL CORTEO NUZIALE E LA KETUBŔH

Il rito del matrimonio inizia con il corteo nuziale, che si forma fuori della Sinagoga.

Gli sposi si recano poi in una saletta all’interno della Sinagoga per svolgere il rito civile sulla base delle leggi dello stato.

Il rabbino legge il testo della ketubŕh alla presenza di due testimoni.

 

La ketubŕh č un dettagliato documento che riassume gli obblighi di tipo economico assunti dal marito nei confronti della moglie.

L’istituto della ketubŕh ha lo scopo di proteggere la donna rendendo il divorzio oneroso e complicato.

Secondo il costume ebraico, solo il marito puň dare il ghet o divorzio, obbligandolo a versare una forte somma a favore della moglie.

 

Oggi viene fissata secondo i costumi e il tipo di valuta corrente.

La cifra minima riportata dal Talmud era di 200 monete in caso di una vergine e di 100 negli altri casi. Troviamo traccia di questi “indennizzi”in Esodo 22-15,16.

 

Il documento della ketubŕ viene firmato dallo sposo e consegnato alla sposa prima che vengano recitate le benedizioni matrimoniali.

L’istituto della ketubŕh ha lo scopo di proteggere la donna rendendo il divorzio oneroso e complicato.

 

Secondo il costume ebraico, solo il marito puň dare il ghet o divorzio, obbligandolo a versare una forte somma a favore della moglie.

 

Oggi viene fissata secondo i costumi e il tipo di valuta corrente.

 

La cifra minima riportata dal Talmud era di 200 monete in caso di una vergine e di 100 negli altri casi. Troviamo traccia di questi “indennizzi”in Esodo 22-15,16.

 

L’atto viene firmato dallo sposo e consegnato alla sposa prima che vengano recitate le benedizioni matrimoniali.

 

IL RITO SOTTO LA HUPPŔH

Il rabbino precede gli sposi sotto la huppŕh, un baldacchino generalmente ricoperto di velluto rosso con ricami in oro che rappresenta la futura abitazione dei due sposi.

Sotto la huppŕh oltre al rabbino e agli sposi prendono posto i genitori e i testimoni.

C’č anche l’uso, testimoniato dal Talmud, che sia ammesso il fratello maggiore dello sposo con una torcia accesa, un antico simbolo nuziale.

 

Quando tutti hanno preso posto sotto la huppŕh e il corteo ha guadagnato il centro della sinagoga, il Rabbino  prende un calice di vino e recita la benedizione.

Gli sposi bevono dal calice e quindi lo sposo mette l’anello al dito indice della mano destra della sposa (tena’im) pronunciando la formula:

 

      ”Tu mi sei consacrata per mezzo di questo anello

        secondo la legge di Mosé e di Israele”.

L’atto č unilaterale perché non vi č scambio di anelli.

Il consenso della donna  č espresso semplicemente con la presenza sotto la huppŕh e una silenziosa accettazione.

Lo sposo consegna alla sposa la ketubŕh (contratto matrimoniale).

La celebrazione prosegue con le “Nisuin” (SETTE BENEDIZIONI) recitate dal Rabbino e dagli altri invitati.

Gli sposi bevono nuovamente dal calice.

 

IL RITO DAVANTI ALL’ARON

Gli sposi, accompagnati dal Rabbino e dai genitori, si avvicinano all’Aron nel quale sono contenuti i rotoli della Torah.

Durante il piccolo corteo, il cantore intona il salmo 127: “Tua moglie nella tua casa č come una vite feconda; i tuoi figli, intorno alla mensa sono come germogli di ulivo.”

I genitori pongono la mano destra sul capo degli sposi e li benedicono.  

Viene quindi aperto l’Aron e dinanzi ai rotoli della Torah il Rabbino copre con il suo Talleth  il capo degli sposi pronunciando la benedizione.  

 

LA CONCLUSIONE DEL RITO

Al termine della cerimonia lo sposo infrange un bicchiere per ricordare che nessuna cerimonia puň considerarsi completamente lieta dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e l’allontanamento dalla terra Santa del popolo eletto. Pronuncia infatti il verso del salmo 137 “Si paralizzi la mia destra se ti dimentico Gerusalemme”.

 

Con la cerimonia nuziale gli sposi sono considerati come rinati e tutti i loro precedenti peccati sono ormai perdonati.

 

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