Precedente Home Successiva

La chiesa di S. Rocco

 


 

la storia

La storia della chiesa di san Rocco all'Augusteo in Roma, inizia con la storia del quartiere di Ripetta e con le vicende della Confraternita che costruì l'ospedale: una delle iniziative più belle e meno conosciute in Roma dopo gli sventramenti del 1934.

Quando all'alba del XVI secolo, sotto il pontificato di Alessandro VI, la confraternita di san Rocco decise di costruire un ospedale sul ciglio del porto di Ripetta, il quartiere attorno alle rovine del  Mausoleo di Augusto era in piena espansione.

Dopo la proclamazione dell'Anno Santo del 1500 il porto sul fiume divenne un piccolo nodo per merci e pellegrini e a causa dell'ormai cronica mancanza di igiene (gli acquedotti romani erano da secoli interrotti) vi prosperavano le malattie infettive.

Fin dall'antichità, inoltre, la zona di Ripetta era nota come il rione dei bordelli i cosiddetti Lupanaria Schiavonia, (per la presenza di colonie slave). Un rione, quindi, ad alta incidenza di malattie veneree.

La confraternita di san Rocco era una delle tante libere associazioni di cittadini che fin dal Medioevo si dedicavano all'assistenza sanitaria dei poveri.

La personalità di san Rocco (1345-1377) esercitava da circa due secoli un forte richiamo devozionale. Il giovane patrizio di Montpellier aveva tra l'altro soggiornato a Roma dal 1367 al 1370 dedicandosi alla cura degli appestati. La sua figura carismatica aveva fatto il giro del mondo fino a diventare il patrono dei malati di peste e di malattie infettive in genere.

Fu dunque realizzato il complesso dell'Ospedale con annessa piccola chiesa (forse preesistente col nome di chiesa di san Martino). La piccola chiesa cinquecentesca, semplice cappella di ospedale, non aveva alcuna pretesa artistica.

Secondo le carte della fine del '500, sembra che l'ospedale godesse di protezione pontificia e di considerazione da parte della nobiltà ecclesiastica. Dell'edificio faceva parte un piccolo giardino che annetteva parte dei ruderi del Mausoleo. Lo circondava un quartiere di case basse che davano sul fiume. A lato, la chiesa di san Girolamo degli Schiavoni, la chiesa nazionale della nazione Illirica (poi detta Croazia), con architettura di Martino Longhi.

L'ospedale si costituiva di due edifici: alla sinistra della facciata della chiesa, la degenza uomini che uno stretto cortile separava dalla degenza delle donne. Di fronte al reparto donne era  una piccola aula rettangolare detta Oratorio di san Rocco, per il raduno dei confratelli e l'amministrazione. Casa canonica a campanile completavano il complesso.

Nel 1616 l'ospedale di san Rocco venne arricchito di un reparto di ginecologia ed ostetricia a favore di coloro che avessero inteso dare alla luce un figlio illegittimo conservando l'anonimato. Il reparto venne per questo motivo chiamato Ospedale delle Celate. Non solo ogni madre nubile avrebbe potuto bussare col viso coperto e affidarvi il neonato (come nella ruota del vicino ospedale di santo Spirito) ma avrebbe potuto chiedere assistenza gratuita al parto senza svelare la propria identità. Perfino in caso di morte per parto, avrebbe conservato l'anonimato in un apposito cimitero nei pressi di piazza del Popolo: sulla sua tomba sarebbe stato indicata col solo numero di registro di accettazione in ospedale. Un eccellente modo di incoraggiare la natalità e (secondo la cultura del tempo) di proteggere la privacy.  L'istituzione venne soppressa dal nuovo governo italiano nel 1892.

Nel 1645 avvenne una prima svolta. A seguito di lasciti e di accresciute elemosine, la confraternita pensò alla totale ristrutturazione della chiesa. L'occasione fu il ritrovamento di una piccola immagine della Madonna detta delle Grazie. Dopo qualche esitazione, il progetto venne affidata al grande architetto Giovanni Antonio de Rossi, già noto a Roma per la costruzione del Palazzo d'Aste in piazza Venezia e del Palazzo Altieri in via del Plebiscito. Sue opere apprezzate saranno gli interni della chiesa della Maddalena, la cappella Lancellotti in S.Maria in Campomarzio e la chiesa san Pantaleo.

Il lavoro di Giovanni Antonio de Rossi può distinguersi in due momenti: il primo dal 1646 al 1654 comprende le opere di ampliamento con la sacrestia, la cupola, l'altare maggiore e la Cappella della Madonna. Il secondo, dal 54 al 80 per la trasformazione e l'abbellimento delle navate.

Paolo Portoghesi dedica oltre cinque pagine del suo libro Roma barocca a Giovanni Antonio de Rossi, magnificando soprattutto la cappella della Madonna in san Rocco che interpreta come un omaggio al san Carlino del grande Borromini. Notevole, in particolare, lo schema ellittico sapientemente fuso con la vela appoggiata ai quattro pilastri.

Le navate, con le loro colonne libere collegate da un teso arco ribassato, sono invece descritte come una rilettura dell'opera di Carlo Maderno in san Pietro. La cupola fu eretta nel dicembre del 54: presenta una forma svelta e sottile che la sottrae al confronto con la maestosa cupola di Pietro da Cortona di san Carlo, a due passi di strada e bene in vista sul retro della chiesa.

Un nuovo interessante episodio è costituito dalla costruzione, nel 1703, del porto di Ripetta, per opera di Alessandro Specchi. La raffinata scalinata a gradoni e a ventaglio costituiva un vero capolavoro in collegamento alle propaggini di Palazzo Borghese.  Un angolo che venne distrutto e interrato per l'erezione dei muraglioni del Lungotevere.

Al 1824 si colloca la facciata del Valadier, vero omaggio neoclassico al grande Palladio nel S.Giorgio Maggiore a Venezia.

Con il 1870 e con il passaggio dell'edificio al demanio dello Stato inizia la decadenza di san Rocco. Per protesta il primicerio Mons.Giacomo della Chiesa (che sarà eletto in seguito papa Benedetto XV) d'intesa col papa Leone XIII decise nel 1891 di chiudere la chiesa. Solo nel 1910 si venne ad un accordo e al restauro completo degli edifici.

Nel 1934 avvennero i fatti più gravi. Il progetto originario della sistemazione di zona prevedeva la completa distruzione dell'ospedale e della chiesa di san Rocco. Fu proprio l'importanza architettonica e devozionale della cappella della Madonna delle Grazie a salvare la chiesa. Fu demolito l'ospedale, il campanile e l'annesso palazzo Valdambrini.

Nel 1953 iniziava la seconda vita di san Rocco con il completo restauro dell'edificio e il recupero delle opere contenute, come la tela del Baciccio, la pala d'altare di Giacinto Brandi, l'affresco di Baldassarre Peruzzi e la mostra dell'organo.

(le notizie sono ricavate da la chiesa di san Rocco all'Augusteo di Luigi Salerno e Gianfranco Spagnesi)


 

l'arte in san Rocco

La facciata rappresenta un unicum nell'architettura romana: il neoclassico del Valadier che dopo la sistemazione di piazza del Popolo del 1784, rinnova l'antica facciata della chiesa rinascimentale. Fu lo stesso committente e mecenate Giuseppe Vitelli a suggerire l'esempio del Palladio in S.Giorgio Maggiore a Venezia. Purtroppo la rigorosa proporzione  fu alterata durante la sistemazione del Lungotevere, quando rialzando il livello stradale scomparvero i gradini e la zona inferiore dei basamenti.

L'interno, vero capolavoro di Giovanni Antonio De Rossi, si snoda in tre navate che prima della eccessiva decorazione ottocentesca appariva nella sobrietà della linea barocca.

L'altare maggiore, opera dello stesso De Rossi, fu commissionato dal cardinale Francesco Barberini (di cui sono testimonianza le api di decorazione). La pala, recentemente restaurata, è opera mirabile di Giacinto Brandi, allievo di Lanfranco. Ritrae l'estasi di san Rocco. Particolarmente interessante la somiglianza tra il santo e il Cristo: stesso modello, quasi un'identificazione.

Notevole la mostra dell'organo in legno intagliato e dorato, datato nei primi anni del '700. L'organo è uno dei due esemplari francesi presenti in Roma. Si compone di due manuali e pedaliera opera della ditta Cavaillé-Coll e datata al 1910.

Nella navata di sinistra è l'affresco del presepe di Baldassarre Peruzzi, allievo di Raffaello. Baldassarre è già presente negli affreschi di sant'Onofrio al Gianicolo e alla Farnesina.

In Sacrestia è la grande pala di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio. Forse il vero gioiello di san Rocco. E' la prima opera a Roma del Gaulli, compiuta all'età di venti anni, prima che il Bernini gli affidasse la volta del Gesù. San Rocco è ritratto in un'estasi dolorosa, mentre mostra alla Vergine. al Bambino e a Giuseppe la morte di una madre e del suo figlioletto.

Sempre in sacrestia, ma purtroppo un pò nascosto, è una bella tela di Gregorio Preti, fratello del più illustre Mattia. Ritrae san Rocco con disegno e colori che ricordano la grande pittura veneta.