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l'epatite virale
L'epatite virale è un'infiammazione di tipo infettivo delle cellule epatiche ad opera di una tipica categoria di virus che la moderna medicina indica con alcune lettere dell'alfabeto. Ognuna di esse ha caratteristiche, progresso e prognosi particolari. Non sempre è presente l'ittero (colorazione di giallo del volto e delle sclere) dovuto alla deposizione della bilirubina nei tessuti, in seguito al danno delle cellule epatiche. Neanche i segni della colorazione delle urine a birra scura (bilirubinuria) e le feci chiare o ipocromiche (mancanza di stercobilina) sono sempre presenti. Il segno comune è tuttavia l'aumento delle transaminasi epatiche ALT e AST, vere sentinelle del fegato. Va tuttavia determinato anche il livello di due altri enzimi come il gGT e il LDH. La bilirubinemia totale e parziale va sempre valutata. Va alla pagina delle analisi del sangue.
E' dovuta al virus A dell'epatite, un RNA virus. Solo durante la fase acuta è riscontrabile il suo antigene HAAg nel siero, nelle feci e nel fegato. I sintomi sono l'ittero l'astenia e la febbricola. Nell'analisi del sangue le transaminasi epatiche AST e ALT hanno un valore molto alto. Si prescrivono degli antivirali ma in genere il decorso è spontaneo e benigno. Gli anticorpi HAAb IgM appaiono molto precocemente ma scompaiono nel giro di poche settimane. Invece gli anticorpi HAAb IgG restano nel sangue per tutta la vita a testimoniare la immunità acquisita nei confronti di successive infezioni. Per le epatiti virali A, a differenza delle altre, non esiste lo stato di portatore cronico. Le epatiti A non esitano in epatiti croniche e quindi in cirrosi.
E' l'epatite dovuta all'infezione del virus B, un DNA virus che si replica all'interno del nucleo delle cellule epatiche. Molte volte procede in forma sub clinica, con sintomi molto ridotti. Come il colore giallo del volto e delle sclere detto ittero, la febbricola, l'astenia. Altre volte decorre addirittura in forma assolutamente asintomatica ed è il caso più insidioso. Il vero allarme del danno in corso si ha nella lettura delle transaminasi epatiche che risultano molto aumentate. E' il momento di cercare i marcatori dell'epatite virale B.
IL SIGNIFICATO DEI MARKERS PER L’EPATITE B Antigeni (Ag) Anticorpi (Ab) Diagnosi
Legenda. HBsAg (l’antigene di superficie) è il primo marker a comparire. Precede sia la comparsa delle transaminasi sia la sintomatologia. E’ sempre un segnale di allarme. Scompare 1-2 mesi dopo la comparsa dell’ittero, ma a volte dura anche 6 mesi. Appena scompare si fa presente l’anticorpo HBsAb come segnale positivo. HBeAg è la proteina solubile componente interna del nucleocapside. Compare precocemente ed è segno di intensa replicazione virale. Quest’antigene scompare generalmente alcuni giorni dopo il picco delle transaminasi (ma comunque prima che scompaia HBsAg) lasciando il posto ai relativi anticorpi HBeAb. La persistenza dell’antigene HBeAg è dunque segno prognostico negativo e di alta infettività del paziente. Nelle donne in gravidanza la presenza dell’antigene HbeAg rapppresenta un segno di quasi certa trasmissione al neonato. Nell’anticorpo HBcAb del core è importante distinguere le IgM che compaiono per prime e che se persistono sono segno infausto, dalle IgG che invece denotano una più bassa contagiosità nel portatore. L’HBeAb unito alle transaminasi elevate (segno di intensa citolisi) a volte si unisce alla presenza dell’HB DNA nel siero, segno di replicazione virale all’interno degli epatociti. Il grave danno epatico è infatti legato soprattutto alla presenza dell’HB DNA nel siero, che prelude ad uno stato di grave insufficienza epatica con riferimento alla cronicità. Sarà l’analisi istologica a determinare l’attività o la sola persistenza del quadro.
Solo nel 1989 fu identificato il virus C dell'epatite detto HCV. E' un virus RNA e di esso non è possibile identificare antigeni ma solo gli anticorpi specifici che l'organismo ha prodotto dietro la sua azione. I sintomi sono ancora più subdoli della epatite virale B, poiché per il 75% dei casi la C è anitterica cioè senza alcuna colorazione giallastra del viso e delle sclere. Le stesse transaminasi nel sangue hanno un valore oscillante nel tempo. La progressione della malattia è comunque molto lenta e dal contagio (sempre e solo per contatto parenterale cioè da sangue a sangue, possono decorrere anche 20 anni prima che si manifesti la cirrosi epatica o addirittura il carcinoma. come si fa diagnosi dell'epatite C Spesso è soltanto un'analisi del sangue di routine che rivela le transaminasi epatiche AST e ALT molto alte a mettere in sospetto il medico. Si ripetono gli esami aggiungendo i marcatori che in questo caso sono soltanto gli anticorpi. In particolare: gli anticorpi anti HCV. Qualora fossero positivi non significa che necessariamente si sia ammalati di epatite C ma che il nostro sistema immunitario abbia avuto un contatto con l'antigene specifico del virus e che abbia reagito creando l'anticorpo specifico. Si ripetono gli esami cercando l'altro anticorpo HCV RNA QUALITATIVO. In caso di positività è certo che si sia affetti da epatite C. E' allora che bisogna recarsi in un Centro di Malattie Infettive con Reparto specialistico. |
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